Reti d’impresa in crescita, utili 2026 detassati per chi sigla un contratto

Reti d’impresa in crescita, utili 2026 detassati per chi sigla un contratto

Contratti di rete a quota 10.361 e quasi 53mila imprese per l’Osservatorio Nazionale. La Legge annuale PMI esclude dal reddito gli utili investiti nella rete

Le reti d’impresa superano per la prima volta la soglia dei 10mila contratti di rete attivi. Il consolidamento 2026 emerge dall’ultima edizione dell’Osservatorio Nazionale Reti d’Impresa, che conferma la crescita sia dei contratti sia delle aziende aderenti. Il modello aggregativo scelto soprattutto da micro e piccole imprese per acquistare, investire e partecipare a gare senza fondersi ottiene ora una leva fiscale: la Legge annuale PMI reintroduce la detassazione degli utili che le imprese di una rete senza soggettività giuridica destinano al fondo comune per gli investimenti del programma di rete, a partire dall’esercizio in corso.

In sintesi:

  • i contratti di rete attivi in Italia erano 10.361 a fine 2025, il 7,6% in più del 2024, secondo l’Osservatorio Nazionale sulle reti d’impresa di InfoCamere, RetImpresa e Università Ca’ Foscari Venezia;
  • l’86% delle reti è una rete-contratto senza soggettività giuridica, l’unica forma ammessa alla detassazione degli utili;
  • l’art. 1 della L. n. 34/2026 esclude dal reddito d’impresa, fino a 1 milione di euro annui per impresa, gli utili dei periodi d’imposta dal 2026 al 2028 destinati al fondo comune della rete per investimenti asseverati;
  • la detassazione si applica solo in sede di saldo delle imposte sui redditi, entro un tetto di spesa di 15 milioni di euro l’anno dal 2027 al 2029.

Reti d’impresa in Italia: i dati dell’Osservatorio Nazionale

A fine 2025 i contratti di rete attivi in Italia sono 10.361, il 7,6% in più del 2024, e coinvolgono quasi 53mila imprese, in aumento del 5,2%: sono i dati del Registro delle imprese elaborati da InfoCamere per l’Osservatorio Nazionale sulle reti d’impresa 2025, presentato a Napoli il 20 aprile 2026. Un anno prima i contratti erano 9.630, e quota 10mila arriva a oltre sedici anni dall’introduzione del contratto di rete, disciplinato dall’art. 3, commi 4-ter e seguenti, del D.L. n. 5/2009, convertito dalla L. n. 33/2009.

 

Rete-contratto e rete-soggetto

Le reti-contratto sono 8.961, l’86% del totale, mentre le reti-soggetto sono 1.400. La differenza è giuridica: ai sensi dell’art. 3, comma 4-ter, del D.L. n. 5/2009 il contratto che prevede organo comune e fondo patrimoniale non ha soggettività giuridica, salvo che le imprese scelgano di acquistarla secondo il comma 4-quater; nella rete-soggetto la rete diventa un soggetto giuridico autonomo, titolare di diritti e obblighi propri.

Le reti-soggetto uniscono più spesso imprese di settori diversi, nel 78% dei casi contro il 56% delle reti-contratto. La scelta della forma decide anche l’accesso alla detassazione degli utili, riservata alle reti senza soggettività giuridica.

Dimensione delle reti e occupazione

Le reti italiane sono di piccole dimensioni: l’87,5% riunisce meno di dieci imprese e il 54,5% è una micro-aggregazione di due o tre soggetti. Le imprese in rete impiegano oltre 1,74 milioni di addetti, con una distribuzione molto squilibrata: le microimprese fino a nove addetti sono il 50,8% delle aderenti e occupano il 4,6% dei lavoratori, mentre le imprese con almeno 50 addetti, meno del 10% del totale, concentrano oltre l’80% dell’occupazione.

Regioni e settori delle reti d’impresa

Il Lazio è la prima regione per numero di imprese in rete, con 11.171 aderenti e il 23% del totale nazionale, davanti a Lombardia (10,6%), Veneto (8,8%) e Campania (7,8%). Rapportando le imprese in rete al tessuto produttivo locale la classifica cambia: la densità più alta è in Friuli Venezia Giulia, con 241 imprese in rete ogni 10mila registrate, e la Lombardia, seconda per numero di aderenti, scende sotto la media nazionale di 83.

Regione Imprese in rete ogni 10mila imprese registrate (2025)
Friuli Venezia Giulia 241
Lazio 189
Valle d’Aosta 139
Umbria 124
Abruzzo 105
Media Italia 83
Lombardia 55
Sicilia 41

Quasi metà delle imprese in rete opera in tre comparti: agroalimentare (21,3%), costruzioni (15,2%) e commercio (11,4%). La propensione a fare rete è però più alta nella meccanica, con 144 imprese in rete ogni 10mila registrate, e nell’agroalimentare (140), mentre costruzioni e commercio si fermano a 64 e 45. Oltre il 52% delle reti coinvolge imprese della stessa provincia.

Imprese femminili, giovanili e straniere nelle reti

L’edizione 2024 dell’Osservatorio, con dati a fine 2024, ha misurato la composizione imprenditoriale delle reti: 4.503 contratti, il 47% del totale, includevano almeno un’impresa femminile, giovanile o straniera. Tra le imprese in rete le imprese femminili erano il 17,9%, le giovanili il 5% e le straniere il 3,6%, con il Lazio in testa in tutte e tre le categorie (25,7%, 5,7% e 5%).

Le cooperative, il 6% delle imprese in rete nel 2025, sono la forma giuridica con la propensione più alta, con 301 aderenti ogni 10mila registrate.

Obiettivi e performance delle reti

Nell’indagine 2025 dell’Osservatorio le imprese indicano come obiettivi principali l’aumento del potere contrattuale (37,6%), la condivisione di risorse (27,5%) e la partecipazione a bandi e appalti (25,8%). Le reti mostrano livelli positivi di performance e coesione e una capacità di innovazione ancora contenuta.

Digitalizzazione, ICT, sostenibilità e marketing sono gli ambiti indicati come prioritari; il Rapporto registra però difficoltà a tradurli in formazione strutturata e un divario tra domanda e offerta di competenze, soprattutto nelle aree produttive e della ricerca e sviluppo. Per colmarlo richiama la codatorialità, i fondi interprofessionali e le agevolazioni fiscali della Legge annuale PMI.

Detassazione utili per reti d’impresa: le regole nella Legge PMI

L’art. 1 della L. n. 34/2026, la Legge annuale sulle PMI in vigore dal 7 aprile 2026, esclude dal reddito d’impresa la quota di utili che le imprese aderenti a un contratto di rete destinano al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato all’affare per realizzare, entro l’esercizio successivo, gli investimenti del programma comune di rete. L’agevolazione vale dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2026 a quello in corso al 31 dicembre 2028: per le imprese con esercizio coincidente con l’anno solare riguarda gli utili 2026, 2027 e 2028.

Chi può usare la detassazione degli utili

Possono accedere le imprese che sottoscrivono un contratto di rete o vi aderiscono ai sensi del D.L. n. 5/2009, mentre l’agevolazione non si applica se la rete acquista soggettività giuridica (art. 1, comma 2, L. n. 34/2026). La platea potenziale sono quindi le reti-contratto, la grande maggioranza di quelle attive; tra le imprese in rete le società di capitali, soggette a IRES, sono il 57,9%.

Condizioni per la detassazione e perdita del beneficio

Il beneficio dipende da sette requisiti fissati dall’art. 1 della L. n. 34/2026 e si perde se la riserva cambia destinazione o se l’impresa lascia la rete.

Requisito Regola
Forma della rete Solo contratti di rete senza soggettività giuridica: l’agevolazione non si applica se la rete la acquista (art. 1, comma 2, L. n. 34/2026)
Destinazione degli utili Fondo patrimoniale comune o patrimonio destinato all’affare, per investimenti del programma comune da realizzare entro l’esercizio successivo (art. 1, comma 1, L. n. 34/2026)
Asseverazione Programma comune asseverato in via preventiva da organismi espressione dell’associazionismo imprenditoriale con i requisiti del decreto attuativo o, in via sussidiaria, da organismi pubblici individuati dallo stesso decreto (art. 1, commi 1 e 3, L. n. 34/2026)
Limite per impresa Importo escluso dal reddito d’impresa entro 1 milione di euro annui (art. 1, comma 1, L. n. 34/2026)
Bilancio Utili accantonati in un’apposita riserva, indicata in nota integrativa e vincolata agli investimenti del programma di rete (art. 1, comma 1, L. n. 34/2026)
Uso della riserva Beneficio condizionato al fatto che la riserva non sia usata per scopi diversi dalla copertura di perdite e che l’impresa non esca dal contratto; l’Agenzia delle Entrate revoca i benefici indebitamente fruiti (art. 1, comma 1, L. n. 34/2026)
Fruizione Solo in sede di saldo delle imposte sui redditi del periodo cui si riferiscono gli utili, nel limite complessivo di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029; l’acconto del periodo successivo si calcola sull’imposta dovuta senza agevolazione (art. 1, comma 2, L. n. 34/2026)

Esempio di calcolo per una Srl in rete

Una Srl aderente a una rete-contratto chiude il bilancio 2026 con un utile di 400.000 euro e ne destina 150.000 al fondo patrimoniale comune per acquistare nel 2027 un impianto di nuove tecnologie previsto dal programma di rete già asseverato. I 150.000 euro, accantonati nella riserva vincolata e indicati in nota integrativa, non concorrono al reddito imponibile 2026: con l’aliquota IRES ordinaria del 24%, il risparmio d’imposta è di 36.000 euro e si realizza con il saldo IRES versato nel 2027.

Gli acconti 2027 calcolati con il metodo storico si determinano invece sull’IRES che la società avrebbe pagato senza agevolazione, per cui il risparmio non riduce i versamenti in acconto dell’anno successivo. Se negli esercizi seguenti la Srl usa la riserva per distribuire dividendi o esce dalla rete, cade la condizione del beneficio e l’Agenzia delle Entrate può revocarlo. L’importo effettivo dipende infine dal riparto del tetto di spesa annuale, che il decreto attuativo deve regolare.

Decreto attuativo e confronto con l’agevolazione 2010

Requisiti degli organismi di asseverazione, criteri di attuazione e regole per rispettare il tetto di spesa sono affidati a un decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e sentita l’Agenzia delle Entrate, che la legge chiedeva entro sessanta giorni dall’entrata in vigore (art. 1, comma 3, L. n. 34/2026). I controlli spettano all’Agenzia delle Entrate, che con i poteri di accertamento del titolo IV del DPR n. 600/1973 vigila sui contratti e sugli investimenti, anche insieme agli organismi di asseverazione. Il testo vigente della legge è pubblicato su Normattiva.

La misura riprende l’art. 42, comma 2-quater, del D.L. n. 78/2010, applicato fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012 con lo stesso limite per impresa e un tetto di spesa di 20 milioni di euro per il 2011 e di 14 milioni per il 2012 e il 2013. Il nuovo testo esclude in modo espresso le reti con soggettività giuridica, qualifica il limite come annuo e affida il decreto attuativo al MIMIT, mentre nel 2010 i requisiti degli organismi di asseverazione erano fissati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.

Contratto di rete: codatorialità e distacco dei lavoratori

Tra imprese legate da un contratto di rete il distacco di personale non richiede la prova dell’interesse del distaccante, che sorge automaticamente in forza della rete, ed è ammessa la codatorialità dei dipendenti ingaggiati con le regole fissate nel contratto, ai sensi dell’art. 30, comma 4-ter, del D.Lgs. n. 276/2003, fatte salve le norme sulla mobilità dei lavoratori dell’art. 2103 del codice civile.

La circolare dell’Ispettorato nazionale del lavoro n. 7 del 29 marzo 2018 chiarisce che questi effetti verso i lavoratori decorrono dall’iscrizione del contratto nel registro delle imprese, che il contratto deve indicare la codatorialità e i lavoratori messi in comune e che ciascun dipendente deve essere assunto formalmente da una delle imprese della rete, con il trattamento del CCNL applicato da quel datore. Tutti i co-datori rispondono in solido delle omissioni retributive e contributive dalla data della messa in comune, ai sensi dell’art. 29, comma 2, del D.Lgs. n. 276/2003.

Le reti-contratto possono unire anche professionisti: l’Agenzia delle Entrate (risposta n. 24/E del 9 febbraio 2026) ha chiarito che l’adesione a una rete-contratto tra professionisti è compatibile con il regime forfettario, perché la rete non esercita attività riconducibili a quelle dei partecipanti, salvo che la sua attività configuri una società di fatto.

 

Fonte: PMI.it